LE CRONACHE DI HIRPUS IL LEGIONARIO – Càlato il Centurione

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16,00€

Titolo: LE CRONACHE DI HIRPUS IL LEGIONARIO – Càlato il Centurione
Autore: Clemente Sagnelli

Formato: 15×21

Pagine: 304

Collana: Fantasy

Cover Graphics: Claus Tamburini

Impaginazione: Vincenzo Mazza

Editor: Silvia Zoncheddu

Foto in copertina: Adobestock, Freepik, Unsplash

1^ Edizione marzo 2026

ISBN: 979-12-5777-042-6

Età di lettura consigliata 14+

Descrizione

LE CRONACHE DI HIRPUS IL LEGIONARIO – Càlato il Centurione
di
Clemente Sagnelli

Per gli antichi romani la perdita dell’Aquila, simbolo della legione, era un evento gravissimo ed era percepito come un’onta indelebile. Uno dei momenti più bui della storia romana fu la tremenda sconfitta di Varo nella foresta di Teutoburgo dove furono sterminate tre legioni, la XVII, la XVIII e la XIX e le rispettive Aquile trafugate dai Germani. Le Aquile della XVII e della XIX legione furono recuperate quasi subito mentre di quella della XVIII se ne persero le tracce. Sarà l’Imperatore Claudio a dare l’incarico di ritrovarla al centurione primipilo Quinto Càlato e all’indomito tribuno Marcello Enobarbo che, tra imboscate e congiure in un rischioso viaggio tra le popolazioni germaniche, faranno di tutto per sottrarla al potente e misterioso druido Grimwald.

1 recensione per LE CRONACHE DI HIRPUS IL LEGIONARIO – Càlato il Centurione

  1. clementesagnelli –

    romanzi storici costituiscono un genere molto affascinante, dal momento che solitamente intrecciano coinvolgenti vicende umane con temi di grande respiro, come le dinamiche di potere e le trasformazioni delle società nel tempo, spesso raccontate nel contesto di vivide descrizioni degli ambienti e della vita quotidiana dell’epoca. I romanzi ambientati ai tempi dell’antica Roma aggiungono a questi elementi di fascino il richiamo ad un mondo che sentiamo come una delle radici della nostra civiltà, ed è molto intrigante per noi essere accompagnati a riconoscere l’origine antica di ciò che siamo, in termini di evoluzione della nostra cultura ma anche di fusione fra culture diverse. Passeggiando oggi per Roma siamo accompagnati dalle vestigia di un passato glorioso che solitamente releghiamo in uno sfondo indistinto e pittoresco, quasi di esclusiva competenza dei turisti; un buon romanzo storico di epoca romana ci permette di vedere la vita rifiorire in quei luoghi, e ci sorprendiamo nel rilevare quanto quel mondo non sia poi così lontano dal nostro.

    Nel romanzo di Clemente Sagnelli questi ingredienti ci sono tutti, sostenuti da un’accurata (e documentata) conoscenza degli accadimenti storici e dei personaggi reali che fanno da contorno ai fatti immaginari che si raccontano. A questi ingredienti l’autore aggiunge una chiave di particolare pregio, innestando le vicende narrate in un contesto di realismo magico che riprende la migliore tradizione latino-americana e che rappresenta un intrigante contrappunto rispetto alla materialità molto concreta di cui è intrisa la vita quotidiana che si descrive e soprattutto gli scontri, spesso cruenti, tra i personaggi. Tale realismo magico ben si presta peraltro a supportare il motivo conduttore del romanzo, richiamato anche dal titolo: l’importanza degli aspetti simbolici, concretizzati nell’Aquila, insegna della legione ed espressione dei valori condivisi e dell’identità collettiva.

    Il tema dell’Aquila perduta, ricercata con strenuo impegno e recuperata a seguito di avvincenti avventure in quanto carica di importanti significati, non è nuovo nella letteratura del genere; lo si ritrova ad esempio nel romanzo di Rosemary Sutcliff L’Aquila della IX Legione del 1954 (tradotto in italiano con il titolo La legione scomparsa). La cornice del realismo magico che qui viene aggiunta favorisce la valorizzazione degli aspetti immateriali legati a quell’insegna, e il tutto acquista slancio anche per l’ambientazione della storia nell’antica Germania, in un serrato confronto non solo militare, ma anche culturale e filosofico con il druidismo celtico, anch’esso molto saturo di aspetti rituali e sacrali.

    Accade così che molti snodi cruciali della vicenda si realizzino a partire da sogni dei protagonisti e che le loro capacità fisiche si intreccino in modo inestricabile con le loro esperienze e le loro abilità anche al di fuori dei consueti confini della materialità. Significativo a questo riguardo il raccordo tra i misteri della religione mitraica, che accompagnano fin dall’incipit le vicende nell’ambiente romano, e le facoltà extrasensoriali, specialmente dei personaggi femminili, richiamate spesso nel contesto celtico.

    Insieme a questi aspetti in qualche modo misteriosi, che però aiutano molto a definire i contorni dei personaggi e farne risaltare le peculiarità psicologiche, nel testo abbondano le occasioni di riflessione su aspetti cruciali della società romana, come il tema della schiavitù e in generale del rapporto tra le classi sociali, le congiure di palazzo e le distorsioni del potere, la centralità della vita militare e le sue logiche rigorose, le dimensioni della vita quotidiana, con anche interessanti escursioni nel campo delle abitudini alimentari.

    Un tema che forse avrebbe potuto essere sviluppato e che invece rimane appena accennato è il possibile cambiamento delle valutazioni e dei vissuti, anche da una prospettiva etica, allorché si ribalti il punto di vista nella dialettica noi-loro. Per una parte non piccola, la storia si dipana infatti in ambienti e con personaggi germani, per i quali i romani sono i nemici invasori, da cui è giusto e necessario difendersi, anche appunto utilizzando strumenti soprannaturali, come il “fitto velo di magia” che protegge quale prezioso talismano, tra le radici della quercia sacra, l’Aquila romana simbolo della resistenza agli invasori. È un tema che acquista peraltro una pregnanza particolare nel momento in cui si va delineando, come parte non marginale della storia, il delicato rapporto affettivo tra il centurione romano e la fanciulla germanica.

    Si tratta dunque, in definitiva, di un romanzo solido, che cattura l’attenzione non solo per l’intramontabile richiamo dell’avventura e dell’azione e per il fascino della dimensione non razionale della nostra vita psichica, ma anche per la ricchezza delle informazioni e gli spunti di riflessione. Come nei migliori esempi del genere, viene a crearsi presto un legame affettivo con i personaggi, che ci fa piacere ritrovare quando riprendiamo la lettura interrotta, e che alla fine del libro ci dispiace lasciare.
    Bruno Mazzara

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