I racconti dell’argine

(4 recensioni dei clienti)

13,00

Dante Zucchi
I racconti dell’argine
PAV Edizioni
Copyright 2021
Collana: Aonia
1ª Edizione: Marzo 2021
ISBN: 979-1259-730-350
Cover Graphics: Francesca Benini

Descrizione

I racconti dell’argine

di

Dante Zucchi

 

 

La raccolta “I racconti dell’argine” vuole essere un insieme di alcuni
brevi racconti legati alla mia terra, la Bassa modenese, dove l’argine
del Secchia è parte fisica ed emozionale del territorio.
Dall’argine i contorni dell’orizzonte ti arrivano sfuocati come passati
attraverso un filtro magico di un qualche dio dispettoso che prova un
sadico piacere nel nasconderti la bellezza del creato.
Sull’argine nascono amori e si spengono amori in un susseguirsi di
nascita e morte. Alla paura atavica dell’ esondazione del fiume si è
aggiunta recentemente la paura del terremoto eppure basta il sorriso
di una ragazza o la mano caritatevole di uno sconosciuto perché il tuo
animo possa vedere la rinascita.
L’ aria calda e afosa di una notte piena di zanzare, può essere anche
quella spensierata di un amore inaspettato e per questo indimenticabile.
Una notte nebbiosa può diventare un’occasione festosa e gioviale,
dove l’amicizia e l’affetto si ubriacano di parole che superano ogni
velleità, ogni offesa, liberandoti da tutti i veleni di questo mondo.
L’amore che aspetti non è quello che compri con le auto di lusso
sfrecciando nelle freeway americane, o nella profumata Provenza,
ma probabilmente ce l’hai lì vicino a te, anche se sei nella Bassa;
è sempre stato con te, basta saperlo vedere.

4 recensioni per I racconti dell’argine

  1. Pamela Perretta

    RECENSIONE A CURA DEL BLOG “GLI OCCHI DEL LUPO”

    L’argine del Secchia è un luogo situato nel mezzo delle province di Mantova, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Non è affatto un luogo speciale, anzi, viene spesso considerato “terra di nessuno” essendo nel mezzo di ben quattro province: è un luogo che appartiene un po’ a tutti e un po’ a nessuno. È un luogo umido sia d’estate che d’inverno, pieno di insetti e di zanzare, un luogo che forse riesce a regalare una giornata di sole limpida solo in primavera.

    Eppure, è proprio recandosi in quel luogo che si può notare come sia pieno di terreni coltivati, piccole case, una chiesetta il cui campanile spicca tra gli alberi, gente che corre, va in bici, passeggia, gente che va lì a fotografare la natura.

    Quindi, per quanto possa essere assolutamente anonimo, l’argine è anche un luogo in cui si va a cercare tranquillità e svago, un luogo che racchiude le storie di tutti quelli che passano di lì.

    “I racconti dell’argine” è, appunto, una raccolta di otto brevi racconti, tutti ambientati in questo luogo, dove all’orizzonte non si vedono montagne ma solo una grande distesa di verde e acqua.

    “Giochi d’amore sul fiume” ci mostra come a volte fuggire dal dolore fa bene all’animo, ma ritornare nel luogo del nostro dolore, a volte, può guarirci;

    “Dedicato a…” ci mostra quanto può essere forte l’amore per la propria terra e il proprio lavoro legato ad essa;

    “La maccheronata del ‘12” è un racconto ambientato nel periodo del terremoto del 2012, e ci mostra come i nostri ricordi restano ancorati al luogo in cui li abbiamo vissuti, e non scompaiono mai, nonostante il trascorrere del tempo;

    “L’artista”, ambientato anch’esso nel 2012, ci fa capire che a volte, per poter capire a fondo qualcosa o qualcuno, bisogna distaccarsi abbastanza da vedere il tutto con occhi oggettivi;

    “Certe notti” è un racconto che prende il nome dalla famosa canzone del rocker emiliano, Ligabue. E si, aveva ragione: certe notti può davvero accadere di tutto, anche quello che non ci aspetteremmo mai;

    “Fra gli alberi” ci mostra come eventi che ci segnano profondamente possono influenzare i nostri comportamenti e le nostre decisioni future;

    “Come può uno scoglio arginare il mare” ci fa vedere di cosa è capace la passione, quella vera, e di come siamo pronti a rischiare il tutto per tutto pur di assecondarla;

    “Santa Lucia” ci mostra come, a volte, basta solo incontrare la persona giusta per poter guarire dal proprio dolore.

    Questi otto brevi racconti ci mostrano scorci di vita quotidiana, affrontando varie tematiche: l’amore per la propria terra, i nuovi inizi, sapere che in qualunque posto la vita ci porti abbiamo sempre un luogo che riconosciamo come “casa” in cui tornare, quel luogo che quasi sempre dobbiamo lasciare per poterci realizzare nella vita, un distacco che ci causa nostalgia, ma comunque vadano le cose, ogni volta che abbiamo bisogno di sentirci protetti e al sicuro, sappiamo che quel luogo è sempre lì, per noi, ogni volta che decidiamo di tornare. L’argine rappresenta la culla in cui sentirsi al sicuro, la mano amica pronta ad offrirci il suo supporto, il fazzoletto che asciuga le nostre lacrime, il pensatoio in cui liberare la mente, il luogo chiamato “casa”.

    Una lettura breve ma intensa, che mi ha toccata particolarmente, forse perché io per prima sono una “emigrata” lontana dalla mia terra natìa. A un primo impatto le storie possono sembrare semplici e banali, ma continuando nella lettura e leggendo tra le righe ci si rende conto che c’è un significato ben più profondo dietro le storie narrate.

    Ciò che traspare dalle storie sono amore, nostalgia, speranza.

    Ho apprezzato particolarmente il racconto “Certe notti”, perché proprio come ci racconta Ligabue tra le strofe della sua canzone, ci sono sempre dei momenti che possono dare una svolta alla nostra esistenza, ridarci quella speranza che avevamo perduto, regalarci un nuovo inizio.

    Una lettura profonda, racconti narrati con una semplicità unica, storie di vita vera in cui ognuno di noi può facilmente ritrovarsi.

  2. pav edizioni

    RECENSIONE A CURA DEL BLOG “CASALINGA PER CASO IL BLOG DI FIOREDICOLLINA”

    Cari amici e lettori, in febbraio ho avuto il piacere di leggere e dedicare quindi una mia breve recensione ad un libro di Dante Zucchi (Qui il post) . L’ autore deve avere gradito, in quanto mi ha inviato, e ringrazio nuovamente, un suo altro recente libro, sempre composto da racconti dal titolo “I racconti dell’ argine”.

    Il titolo già fa intuire che i nove racconti che lo compongono, si svolgono sull’argine o nei pressi del fiume Secchia, racconti legati alla terra dell’autore, la Bassa modenese appunto. In questo io e l’autore un poco ci somigliamo come provenienza (i miei argini sono del fiume Po, nella Pianura Padana), conosco bene le sensazioni che ben descrive nell’introduzione: l’ umidità invernale che ti entra nelle ossa, zanzare in estate padrone indiscusse di prati, giardini e abitazioni.
    Dall’argine i contorni dell’orizzonte ti arrivano sfuocati come passati attraverso un filtro magico di un qualche dio dispettoso che prova un sadico piacere nel nasconderti la bellezza del creato. Sull’argine nascono amori e si spengono amori in un susseguirsi di nascita e morte.
    Due racconti sono stati ispirati dai titoli di due note canzoni : “Certe notti” di Ligabue e una citazione da “Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi” di Battisti che dà titolo al racconto “Come può uno scoglio arginare il mare”.
    Il linguaggio è schietto, moderno, colorito, i racconti si leggono volentieri e pare di vedere questi luoghi, di entrare in queste storie che magari ti riportano anche ad un vissuto, ad un amore, a dei ricordi….

    Se vi ho incuriosito abbastanza, vi invito ad acquistare questo libro, leggero e frizzantino come un buon bicchiere di Lambrusco….lo trovate anche on line in vari siti, tra i quali quello di PAV Edizioni.

  3. pav edizioni

    RECENSIONE A CURA DEL BLOG “LA BOTTEGA DI HAMLIN” di DONATO BEVILACQUA

    I racconti dell’argine unisce fantasia e realtà, soprattutto quella che lega queste storie alla terra e alla provincia, ricca di sorprese, di speranze e di amori.

    Proprio l’amore è uno dei protagonisti dei racconti, e può arrivare inaspettato nelle calde notti d’estate. Ma le notti, che possono anche essere nebbiose, possono regalare anche festose e mescolare amicizia, sentimenti, affetto.

    C’è molta giovinezza e molta vita in questo libro, che si sofferma sui tratti indimenticabili dell’anima e sui momenti che sono in grado di liberarci dalle inquietudini.

    Insomma un libro che ben descrive la Bassa, terreno di grandi fantasie e descritto più volte da cantautori e scrittori. Un terreno fertile di storie.

  4. pav edizioni

    RECENSIONE A CURA DI Noemi Zicavo dal blog “La locomotiva”

    Ho vissuto per un anno nella Bassa Modenese e la nebbia d’inverno è fitta e penetrante, d’estate il caldo è afoso e le zanzare non ti danno tregua, esattamente come scrive l’autore nell’introduzione. Sebbene questo luogo non è la mia terra, grazie a questa raccolta di racconti sono riuscita ad immedesimarmi e comprendere che per chi invece vi è nato, sono la dimora e la patria di ricordi, emozioni, vissuti e per questo sono Casa. Semplicemente e totalmente Casa.

    I Racconti dell’argine sono un insieme di alcuni racconti che hanno luogo lungo l’Argine del

    Secchia nella Bassa Modenese. In ogni testo, attraverso frammenti di vita dei vari personaggi, descritti con una scrittura schietta e diretta, si raccontano vissuti, amori, tradimenti, tradizioni e momenti bui come quelli del terremoto. Si vive l’amore per la propria terra, per l’argine del fiume, per i campi in fiore, per la nebbia invernale e anche per le zanzare, amore che trasuda da ogni pagina e da ogni racconto e che in qualche modo ti porta a casa.

    Già dalle prime parole di Ettore, si percepisce questo affetto per il proprio luogo. Il protagonista del primo racconto “Giochi d’amore sul fiume”, di ritorno dalla California, gironzolando in moto fra campi, stradine e argini si inebria dell’aria di casa, della sua terra “Un piccolo mondo, ma con tutti gli affetti e i profumi di famiglia che aveva dentro”. Ettore lungo l’argine ha provato disperazione, ha fatto i conti con il tradimento e ha imparato che, si, le cose capitano, ma ciò che conta è saper andare avanti. Ed è sempre lì, lungo l’argine che saprà spiegare i suoi cambiamenti, i passi in avanti, immergendosi in due settimane di pure e vero amore.

    I Ricordi di una serata con gli amici sono la cornice dei racconti del passato, dei racconti storici della propria terra. In “Dedicato a”, troviamo la semplicità dello stare insieme, del bere del buon vino, ridere e scherzare in compagnia degli amici, quelli di sempre, quelli che conoscono e parlano il tuo dialetto e con i quali puoi lasciarti andare e magari anche litigare per poi fare subito pace.

    Ricordi belli ma anche brutti. Il 2012 è stato un anno terribile per chi viveva nella Bassa Modenese. L’anno del terremoto. Nonostante fossero passati tre mesi i boati delle scosse facevano fatica ad allontanarsi dalle orecchie e dalla testa. Emozioni forti e terribili che solo chi le ha provate può capire di cosa si parla e l’autore ce le descrive perfettamente . Ma è proprio quando il senso di solitudine, di disperazione e di abbandono si fanno più forti, che c’è più bisogno di aggregazione, di stare insieme. Immancabile quindi, quell’anno più che mai, la maccheronata della sagra di Agosto, “La maccheronata del 12”, il terzo racconto. Ma è proprio in quel clima di festa, dove tutti però sembravano più attenti alle cose concrete, rispetto agli anni passati, che per Piero e Sandro torna a bussare alle loro porte il passato. I ricordi della golena del fiume in compagnia della bella Sofia tornano a farsi vividi più che mai e le certezze di ferite rimarginate, iniziano a vacillare come scosse da un forte terremoto.

    Il terremoto non è solo paura, ma anche unione, ritrovo. Ed è proprio il ritrovo il tema principale del quarto racconto, “L’artista”. Una cantante di una famosa Band è alla ricerca del suo amato, ex componente del gruppo.

    Centinaia di chilometri di distanza li separano, ma senza saperlo, la musica e un gruppo di ragazzi Romani, di ritorno da una missione d’aiuto per i terremotati nella Bassa Modenese, le indicheranno la via per ritrovare il suo Bryan.

    Una storia quasi surreale, ma così vera da lasciarti perplessa a chiederti se sia accaduto davvero oppure se sia solamente frutto della fantasia dell’Autore.

    Emerge poi il bisogno di spensieratezza, di vivere la vita e lasciarsi andare a “Certe Notti”. Il quinto racconto “Canzone ispiratrice del racconto: Certe Notti di Luciano Ligabue”, è infatti un inno alla vita, al desiderio di lasciarsi alle spalle la delusione, l’amarezza per qualcosa che poteva essere ma non è stato. Ed è proprio così che la professoressa di Italiano di Aldo decide di comportarsi, dopo un incontro tutt’altro che formale con il suo alunno. Lasciarsi andare, salire in moto e inebriarsi dell’aria fresca della foce del Secchia “al riparo da tutte le turbolenze del mondo e dell’anima, per dimenticare, almeno per un po’ tutti i problemi” e fregarsene, godersi la vita e “certe notti, dove o ci sei o non ci sarai mai.”

    Farfalle nello stomaco e romanticismo, invece, sono gli ingredienti segreti di “Fra gli alberi”. Due ragazzi provenienti da mondi differenti, figlia di papà lei, meccanico lui, con dieci anni di differenza a separarli e un fantasma del passato da dover affrontare. Tutto ciò, però, non spaventa Angelica che sceglie di vivere con Diego, di stare con lui e di non lasciarlo mai, costi quel che costi.

    La fortuna della famiglia Pelletti è risaputa ed evidente, per i diciotto anni della figlia non hanno badato a spese. Ne sono tutti contenti, tranne una persona: la festeggiata.

    Il penultimo racconto “ Come può uno scoglio arginare il mare, citazione dalla canzone “Io non vorrei…Non vorrei…Ma se vuoi” di Lucio Battisti” l’autore ci parla di classi sociali differenti e genitori ligi alla propria borghesia. Si ha tutto, ma in realtà non si ha nulla, quando non si può avere ciò che realmente si desidera. E’ così che si sentono i figli dei Pelletti. Sandra, però, ha il coraggio di ribellarsi a tutto ciò e come un eroina Austiniana si ribella alla famiglia e segue il cuore, proprio come le aveva insegnato il defunto nonno. Anche Carlo, il fratello, seguendo la ventata di coraggio portata da Sandra decide finalmente di lasciarsi andare a quell’amore che teneva nascosto da troppo

    tempo.

    Una storia reale, raccontata da un invitato, alla quale però, non avremmo fatto fatica a credere visto il divario e la reticenza, che ahimè, da sempre esistono tra ceti sociali differenti.

    Una notte magica quella dell’ultimo racconto “Santa Lucia”. Due anime tristi e sole si incontrano in discoteca e si ritrovano per una notte, una sola notte, di sesso e amore. Si percepisce la tristezza e il vuoto che provano entrambi, un passato che li ha provati e dal quale sono pronti a ripartire dopo quell’incontro, ma non insieme, non ancora.

    Ho trovato molto scorrevole la lettura e l’autenticità dei racconti ti invoglia a volerne sapere di più, a chiederti cosa accade dopo. Le storie raccontate in “ I racconti dell’argine” sono squarci di vita, racconti di gioventù, dove l’estate, le pianure, le corse in moto con i capelli al vento, l’amore, le notti di follia e il godersi la vita vivendo di attimi dove “certe notti ci sei o non ci sarai mai”, ti portano a sognare, a voler tornare ragazza, ad innamorarti ed anche a soffrire, inebriandosi e vivendo di quel profumo di vita che si respira nella propria terra, qualunque essa sia.

    STILE: 7

    STORIE: 7 ½

    COINVOLGIMENTO: 7 ½

    CONSIGLIATO: Si

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