Dove i rumori non arrivano

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Descrizione

Dove i rumori non arrivano

di

Simone Mascardi

 

Linda e Cristian sono due ragazzi sui 30 anni, convivono a Bologna in
un mini-appartamento di cui, con difficoltà, riescono a pagare l’affitto.
Cristian è alla perenne ricerca di lavoro e di soldi. Vive continue avventure
in assurdi uffici, dove deve affrontare capi pazzi, colleghi strampalati
e ogni altro tipo di personaggio, nell’inesauribile lotta per la
conquista di posti di lavoro sempre più rari e sempre meno dignitosi.
Linda (che tutti chiamano Lin) è una ragazza con un passato di dipendenza
dalla droga, e che cerca di ricostruire la sua vita in un mondo
dove per i giovani è sempre più difficile farsi strada e trovare qualcosa
di concreto e solido. Lin e Cristian, e tutti gli amici/nemici che gravitano
loro attorno, combattono contro un’ età adulta a cui non sono stati
preparati, con una crisi sociale a fare da sottofondo e i problemi di una
società moderna che diventa ogni giorno più assurda. Non mancheranno
le risate, anche se con la sensazione che qualcosa, in questa società
moderna non funzioni molto bene.

2 recensioni per Dove i rumori non arrivano

  1. Laura

    Una bellissima storia, una storia attuale, un libro che fa riflettere, un libro che travolge, a tratti divertente e a tratti malinconico. Complimenti all’autore . Super consigliato

  2. Giovanna Panzolini

    La copertina di questo libro è, mia opinione, molto bella visivamente ma anche molto significativa: se la centratura è in un momento di pura felicità dei protagonisti, sullo sfondo sfumano gli stessi volti con espressioni che traboccano sofferenza e penetrano con un forte senso di smarrimento. È l’estrema sintesi del percorso dei due protagonisti principali del romanzo, Cristian e Linda, due giovani trentenni alle prese con una vita da condividere in quel di Bologna, nel bel mezzo della grande crisi economica. I due inoltre hanno entrambi alle spalle problemi di dipendenza anche se di diversa natura, sia fisica che affettiva, e il loro incontro ha significato quindi un perfetto incastro di mancanze. Cristian, due lauree, qualche problemino con l’alcol da gestire senza abbassare la guardia, lotta per trovare un lavoro decente, per poter continuare ad accudire la sua donna e soprattutto, potersi mantenere una casa. Linda (chiamata da tutti Lin) è la donna che ama. Lo aspetta in quella casa, mentre combatte come può contro la depressione fisica ed emotiva causata da un passato di seria tossicodipendenza. Del libro è il personaggio meglio caratterizzato, quasi sembra di vestire i suoi panni, in più punti del romanzo, e di crescere con lei. Nel corso della storia si fa amare per la capacità di mantenersi salda ai propri brutti ricordi, commuove per come affronta diverse occasioni per riuscire a perdonarsi. È proprio dai suoi ricordi che prende spazio anche un altro personaggio femminile molto forte, Bianca, sua compagna di stanza durante il periodo critico di cure e riabilitazione presso il Centro di Salute Mentale. La dimensione di Bianca, malata terminale di HIV, ha un peso emotivo importante, e un messaggio molto bello sui “rumori” del mondo,

    “A sedici anni conobbi Joel, un ragazzo di diciotto anni che era tossicomane. Però era gentile. Mi trovavo bene con lui, sapevo che lui non mi avrebbe mai picchiata. Viveva in una casa abbandonata poco fuori Bologna, non aveva né luce né gas ma tirava avanti lo stesso. La casa era in una zona isolata, e io gli chiesi se tanto isolamento non gli desse noia. Mi rispose di no, che stava bene, che in quel posto non lo raggiungevano i rumori del mondo, le grida di dolore della gente, le urla di solitudine dei disperati, il ruggito di una società che gridava talmente forte da stordire noi abitanti del ventunesimo secolo.”

    L’autore, narratore esterno che spesso si concede qualche intervento, presenta quindi un susseguirsi di eventi improbabili, quasi paradossali vissuti dai protagonisti e da personaggi/comparsa alquanto bizzarri, che ostentano follia, spolverando una terminologia adatta al momento raccontato e che ricordo personalmente di aver sentito utilizzare a Bologna quando all’epoca cercavo lavoro anche io (ad esempio, ‘pregista’ =precario+stagista, sfigato laureato che si adatta al primo lavoro che trova, o ‘volante’=pedina mobile assunta senza una sede fissa, per girare di qua e di là a tappare buchi). Dialoghi frequenti e freschi, coerenti con i personaggi. Ben caratterizzati anche due tra i quasi “cattivi”: Dragan, moldavo inseguito dalla mafia Colombiana, e Bubba, un immigrato grande, grosso e in apparenza cattivo, che di lavoro fa il meccanico ma che si presta al gioco sporco pur avendo sani principi, perché riconosce la bontà nelle persone.
    Insomma, ho in un certo senso piacevolmente rivissuto i tempi in cui le sim del telefono venivano vendute in strada o si andava bussando porta a porta nella mia tanto amata Bologna, che forse avrei gradito fosse raccontata un pochino più visivamente, e non soltanto citata per le vie e i quartieri, per chiudere gli occhi e rivedere certi posti, cosa che mi è riuscita bene, per esempio, con l’incontro a piazza Maggiore, o durante la corsa verso il Rizzoli (dove tra l’altro, ho lavorato diversi anni 😊) o la passeggiata di rientro in via Ugo Bassi 😊

    Qualche piccola sfumatura, ma la buona penna c’è, e mi ha fatto compagnia facendo riaffiorare bei ricordi e riflessioni sullo spaccato di quel periodo che ho vissuto anche io, in quella città.
    Finale commovente.

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